Memoria Festival, viaggio in arte ‘fare ed essere comunità’

(ANSA) – MIRANDOLA, 14 SET – Invitato da Michel Foucault
sulla cattedra di Semiologia letteraria al Collège de France,
nel 1977 il critico sociale Roland Barthes intitola il suo primo
corso ‘Comment vivre ensemble’, come vivere insieme: in anni di
speculazioni e contrasti sui modelli di società, le strutture
della modernità, sul rapporto tra l’individuo e il potere e su
quello fra il linguaggio e la realtà, tornare alla domanda
basilare sul come realizzare la vita in comune significava
riconoscerne una complessità e un mistero ancora da indagare. Ed
è proprio questa esplorazione che il ‘Memoria Festival’ riprende
a Mirandola (Modena), dedicando la settima edizione al ‘Vivere
insieme’: dal 30 settembre al 2 ottobre inviterà ospiti e
pubblico a mettersi in gioco, a impegnarsi in un dialogo capace
di ritrovare il legame originale fra le parole e le cose.
   
Articolato in 12 cerchi tematici e con il consueto approccio
multidisciplinare (filosofia e politica, arte e storia, cornice e
letteratura, musica e cinema, ambiente e antropologia), il
Festival offrirà l’occasione di scandagliare le tante forme
diverse di vita in comune, dalle più piccole e chiuse, private,
a quelle pubbliche, che fanno degli individui una comunità. Il
tutto senza mai lasciar andare il filo della memoria, la trama
identitaria che mantiene connessi al passato e rende possibile
tessere il futuro.
   
Tra gli ospiti Vittorino Andreoli, Sonia Bergamasco, Enzo
Bianchi, Antonio Cabrini, Toni Capuozzo, Paolo Crepet, Mario
Desiati, Franco Di Mare, Nicola Lagioia, Eliana Liotta, Tomaso
Montanari, Antonio Pascale, Veronica Raimo, Alba Rohrwacher,
Gustavo Zagrebelsky. Attraverso dialoghi, letture, monologhi e
performance in diversi luoghi di Mirandola, si proverà –
spiegano gli organizzatori – “a gettare uno sguardo alle realtà
e dinamiche nelle quali viviamo, con fatica o con piacere, ad
andare oltre ciò che diamo per scontato e naturale. Un invito
alla ‘restanza’, al non fuggire di fronte alla fatica della
prassi, oltre che del concetto, e una chiamata alla
‘transigenza’, ovvero a quella disposizione alla ragionevolezza
e alla mitigazione del compromesso che sole possono riuscire a
tradurre le intenzioni in azioni, a atterrare l’ideale nel reale”.
   
(ANSA).
   

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