Guerra, turismo, caro energia e il design teme una frenata

Era stata posticipata due mesi fa causa Covid e oggi più che mai la scelta di rinviare la sessantesima edizione del Salone del Mobile da aprile al 7-12 giugno risulta azzeccata. «Dobbiamo adattarci a dei tempi storici difficili e anche sfortunati – ha commentato il sindaco Beppe Sala ieri alla presentazione della kermesse -. C’è voglia di ripartenza, spero stimoli il turismo di cui Milano ha un bisogno estremo». Anche se l’incognita turismo non è più legata purtroppo solo all’emergenza pandemica ma alla guerra in Ucraina. «Mancheranno russi ed orientali perchè ora è talmente difficile viaggiare – sottolinea -, credo bisognerà puntare su europei e americani. E l’importante è fare un’edizione del Fuorisalone viva, che coinvolga tutti gli spazi possibili».

Luci e ombre. Parte dal lato positivo il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin. Il 2021 per il settore si era chiuso addirittura meglio del 2019, l’anno pre Covid, «il macro sistema arredamento e illuminazione ha registrato un +11% e 29 miliardi di fatturato. Sul mercato italiano c’è stata una crescita del 12,8% sul 2019 e +23,7% sul 2020, numeri sostenuti dall’efficacia delle agevolazioni fiscali e dalla centralità che assunto la casa nella vita degli italiani durante la pandemia. Sul fronte esportazioni il sistema cresce del 20,9% sul 2020 e del 9,4 sul 2019. Prima destinazione la Francia, seguono Germania, Regno Unito, Svizzera». Guardando alla filiera legno-arredo nel complesso, il settore segna un rimbalzo al 14,1% e oltre 49 miliardi di fatturato contro i 43 del 2019».

Le nubi all’orizzonte. Il problema legato all’approvvigionamento «è aggravato dalla crisi russo-ucraina e sta spingendo ulteriormente al rialzo dei prezzi di materie prime e energia, arrivando fino al prodotto finale e rendendo meno competitivi le nostre aziende». Da Ucraina, Russia e Bielorussia «importiamo il 5,3% di tronchi, pannelli e segati che valgono 468.948 mq sui 9 milioni totali che arrivano in Italia dal mondo». E il peso dell’export della filiera legno-arredo in Russia «è pari a 410 milioni, è il nono Paese dietro a Cina, Spagna e Belgio». La Russia ad esempio è primo fornitore di legno di betulla e l’import oggi è bloccato, «le aziende italiane hanno scorte ancora per due mesi». E FederlegnoArredo (come ha fatto anche prima del conflitto) torna a chiedere alla Commissione Ue, coinvolgendo federazioni di altri Paesi, che «il legno europeo non venga venduto fuori dai confini dell’Europa e principalmente verso la Cina. Stiamo facendo pressione anche sul governo. Ci troviamo a non poter reperire del legno, che sta scarseggiando, da fuori Europa e la Cina viene ad acquistare qui il legname».

Feltrin ribadisce che il 2021 si era chiuso «in maniera sorprendentemente positiva» mentre ora le aziende «guardano al futuro con grande incertezza e preoccupazione per un conflitto che rischia di portare a scenari di recessione. Basta ascoltare il grido d’allarme di ogni imprenditore per capire quanto la situazione sia grave e che produrre sta diventando un lusso che sempre meno aziende possono permettersi. Intere catene produttive si fermano per i costi dell’energia ormai insostenibili e c’è chi ha già spento i motori per un periodo. Ci siamo attivati con le istituzioni per supporti alle aziende più colpite. Il livello di incertezza geopolitica e lo stop and go sui bonus stanno creando confusione e rallentamenti». Il Salone di giugno sarà «a maggior ragione un’opportunità per riaffermare la leadership del settore, che è fondamentalmente sano, e per trovare alternative di sbocco rispetto al mercato russo». E la presidente del Salone Maria Porro ricorda che il pubblico russo valeva «circa l’1,7%». Per l’assessore regionale Stefano Bolognini il Salone «dopo la pandemia sarà una grande opportunità di crescita per il territorio».

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